Ex Ilva, due morti in poche settimane: la sicurezza è davvero sotto controllo?

Ex Ilva, due morti in poche settimane: la sicurezza è davvero sotto controllo?

Due cadute.
Due lavoratori.
Due famiglie che aspettavano un ritorno a casa.
Gennaio e marzo 2026, stabilimento siderurgico di Taranto.
Quando un evento si ripete a distanza così ravvicinata nello stesso sito produttivo, la domanda non può essere solo emotiva. Deve diventare tecnica.
E allora chiediamocelo con chiarezza: si tratta solo di condizioni strutturali dello stabilimento o c’è qualcosa che non sta funzionando nel sistema di prevenzione?

Non è solo ferro che cede

Quando leggiamo “cedimento di un grigliato”, “passerella che si rompe”, il rischio è pensare a un problema materiale: acciaio vecchio, struttura usurata.
Ma in ambito HSE sappiamo bene che un cedimento non è mai solo un cedimento. È l’esito di una catena:

Se un piano di calpestio cede, la domanda non è solo “perché si è rotto?”.
La domanda è: chi lo ha controllato? Quando? Con quale esito?

La sicurezza è un sistema, non un documento

Da medico del lavoro, lo vediamo ogni giorno: le aziende possono avere DVR impeccabili, procedure ben scritte, manuali perfetti.
Ma la sicurezza vera si misura in reparto.
Si misura nella manutenzione reale, non pianificata solo sulla carta.
Si misura nella capacità dei lavoratori di fermare un’attività se percepiscono un rischio.
Si misura nella rapidità con cui una segnalazione diventa un intervento.
E quando due eventi simili si verificano in poche settimane, la domanda diventa inevitabile: il sistema ha imparato qualcosa dal primo evento?

Il ruolo del medico competente: osservare, segnalare, incidere

Spesso si pensa che il medico competente si occupi solo di idoneità e sorveglianza sanitaria. In realtà, in contesti ad alto rischio come un’acciaieria, il medico del lavoro è un osservatore privilegiato del sistema.
Vediamo:

E qui entra un altro tema: la cultura della sicurezza è realmente interiorizzata o è percepita come un obbligo formale?
Perché la prevenzione non si limita a DPI e procedure. È comportamento, è leadership, è coerenza.

E quando c’è l’indotto?

L’ultimo evento ha coinvolto un lavoratore dell’appalto.
E questo apre un ulteriore livello di complessità.
La gestione delle interferenze è uno dei punti più delicati nei grandi stabilimenti industriali.
La responsabilità non si frammenta con il contratto.
La sicurezza non può cambiare intensità a seconda del badge che si indossa.

Le norme esistono. La domanda è un’altra.

In Italia la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro è tra le più strutturate in Europa.
Il quadro regolatorio non manca.
Allora la questione non è: “ci sono le regole?
La questione è: sono applicate in modo rigoroso, continuo, verificabile?
E soprattutto: esiste un sistema di controllo interno che intercetta le criticità prima che diventino tragedie?

Non è solo un tema industriale. È un tema sanitario.

Ogni morte sul lavoro non è solo un fatto produttivo.
È un evento sanitario, sociale, psicologico.
Ha un impatto sulla comunità lavorativa, sul territorio, sulla fiducia collettiva.
Due eventi ravvicinati non possono essere archiviati come fatalità.
In ambito HSE, quando un evento si ripete, si parla di segnale debole che diventa segnale forte.
E ignorare un segnale forte significa accettare il rischio che si ripresenti.

La domanda finale

Forse la domanda più onesta, oggi, non è accusatoria ma professionale: il sistema di gestione della sicurezza dello stabilimento è stato riesaminato in modo profondo dopo il primo evento?
Se la risposta è sì, allora occorre capire cosa non ha funzionato.
Se la risposta è no, il problema è ancora più grave.
La sicurezza non è emergenza.
Non è comunicato stampa.
Non è reazione post-evento.
È metodo.
È disciplina.
È cultura organizzativa.
E soprattutto, è responsabilità.

Ex Ilva, due morti in poche settimane: la sicurezza è davvero sotto controllo?
A cura del Prof. Dott. Ivan Sciarretta PH.D.