Mortalità e infortuni sul lavoro in Italia

Mortalità e infortuni sul lavoro in Italia


Lettura medico-occupazionale dei dati INAIL 2025 tra stabilità apparente e urgenza di un nuovo paradigma preventivo

I dati sugli infortuni e sulla mortalità lavorativa rappresentano uno degli indicatori più sensibili dello stato di salute di un sistema produttivo e della qualità delle politiche di prevenzione.
L’analisi delle rilevazioni INAIL relative al 2025 evidenzia una sostanziale stabilità del numero di decessi a fronte di una trasformazione qualitativa del rischio, con crescente coinvolgimento delle fasce di età più avanzate, aumento degli eventi in itinere e persistente esposizione delle categorie lavorative socialmente vulnerabili. Il presente contributo propone una lettura integrata di medicina del lavoro e sanità pubblica, interpretando tali dati non come semplice fenomeno assicurativo, ma come espressione di determinanti organizzativi, demografici e sociali della salute occupazionale. Ne emerge la necessità di superare il modello tecnico-normativo tradizionale verso un approccio sistemico centrato sulla presa in carico globale del lavoratore e sull’integrazione tra prevenzione, organizzazione del lavoro e politiche sociali.
Nel panorama europeo della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’Italia dispone di un impianto normativo articolato e formalmente avanzato. Tuttavia, la persistenza di centinaia di decessi lavorativi ogni anno continua a interrogare profondamente la comunità scientifica, le istituzioni e i professionisti della prevenzione.
Le morti sul lavoro non possono essere considerate soltanto eventi accidentali né esclusivamente fallimenti tecnici dei sistemi di sicurezza. Esse rappresentano, piuttosto, l’esito visibile di processi complessi che coinvolgono organizzazione produttiva, trasformazioni demografiche, condizioni contrattuali, mobilità lavorativa e disuguaglianze sociali. In questa prospettiva, i dati annuali diffusi dall’INAIL assumono un valore che trascende la dimensione statistico-assicurativa per configurarsi come veri indicatori di sanità pubblica occupazionale.
L’analisi relativa al 2025 si colloca in una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni del lavoro: invecchiamento della forza lavoro, intensificazione dei ritmi produttivi, diffusione della precarietà e crescente interconnessione tra tempi di vita, mobilità e attività lavorativa. Tutti elementi che ridefiniscono la geografia del rischio professionale.

Fonti dei dati e approccio interpretativo

Il presente lavoro si basa sui dati provvisori relativi al 2025 resi disponibili dall’INAIL attraverso le denunce di infortunio e di infortunio mortale pervenute entro la chiusura dell’anno di riferimento.
L’interpretazione non si limita a una descrizione quantitativa, ma adotta una prospettiva integrata di medicina del lavoro e sanità pubblica, considerando gli eventi infortunistici come fenomeni multifattoriali influenzati da determinanti biologici, organizzativi e sociali. Tale approccio consente di cogliere le dinamiche sottostanti alla semplice variazione numerica degli eventi.

Stabilità della mortalità e trasformazione del rischio

Il dato più immediato che emerge dall’analisi del 2025 è la sostanziale stabilità del numero complessivo di decessi rispetto all’anno precedente. Una riduzione minima, pur statisticamente rilevabile, non può essere interpretata come reale progresso preventivo.
In epidemiologia occupazionale, infatti, la mancata diminuzione significativa di un evento evitabile costituisce di per sé un segnale critico. Ciò che appare ancora più rilevante è la trasformazione qualitativa della distribuzione del rischio: aumentano i decessi nelle fasce di età più mature e cresce il peso degli eventi che avvengono durante gli spostamenti casa-lavoro.
Questa evoluzione suggerisce che il rischio non risiede più soltanto nell’ambiente produttivo tradizionale, ma si estende lungo l’intero continuum che connette organizzazione del lavoro, tempi di vita e mobilità quotidiana.

Invecchiamento della popolazione lavorativa

L’incremento della mortalità nelle classi anagrafiche più avanzate riflette una trasformazione strutturale del mercato del lavoro europeo: l’allungamento della vita lavorativa.
Dal punto di vista medico-occupazionale, tale fenomeno comporta l’aumento della prevalenza di patologie croniche, della fragilità biologica e della suscettibilità agli stress fisici e organizzativi. Ne deriva l’urgenza di politiche di adattamento delle mansioni, sorveglianza sanitaria orientata alla fragilità e strategie di age management che superino l’attuale impostazione prevalentemente amministrativa della prevenzione.

Il ruolo crescente degli infortuni in itinere

La progressiva rilevanza degli eventi mortali legati alla mobilità lavoro-correlata rappresenta uno dei segnali più significativi emersi negli ultimi anni.
Essa evidenzia un limite culturale profondo: la prevenzione continua a essere concepita come confinata allo spazio aziendale, mentre il rischio reale attraversa l’intera organizzazione della vita lavorativa, includendo tempi di percorrenza, turnazioni, fatica accumulata e infrastrutture di trasporto.
Ne consegue la necessità di una prevenzione estesa, capace di integrare politiche del lavoro, pianificazione urbana e tutela della salute.

Disuguaglianze sociali e vulnerabilità occupazionale

L’analisi delle denunce di infortunio mostra una maggiore esposizione di specifiche categorie, tra cui lavoratori stranieri e segmenti femminili inseriti in contesti occupazionali più fragili.
Questo dato conferma quanto ampiamente documentato dalla letteratura internazionale: la salute occupazionale è profondamente influenzata dai determinanti sociali, quali precarietà contrattuale, minore accesso alla formazione, barriere linguistiche e disuguaglianze socio-economiche.
Le morti sul lavoro diventano così anche un indicatore di equità sociale.

Giovani e percorsi scuola-lavoro come indicatore sentinella

Gli eventi infortunistici che coinvolgono studenti in percorsi formativi rappresentano numericamente una quota limitata, ma assumono un valore simbolico e preventivo straordinario.
La presenza stessa di mortalità in età giovanile all’interno di contesti che dovrebbero essere eminentemente educativi segnala lacune culturali profonde nella costruzione della sicurezza come valore condiviso.

Discussione: oltre la prevenzione formale

Nel loro insieme, i dati del 2025 delineano un sistema preventivo che appare formalmente solido ma sostanzialmente fragile.
L’adempimento normativo non si traduce automaticamente in riduzione del rischio reale. Permane una distanza tra sicurezza dichiarata e sicurezza vissuta, tra procedure documentali e organizzazione concreta del lavoro.
Per la medicina del lavoro, ciò implica un passaggio epistemologico: dalla tutela del rischio professionale alla presa in carico globale della salute del lavoratore come fenomeno bio – psico – sociale inserito in un contesto produttivo.
La lettura medico-occupazionale dei dati INAIL 2025 non restituisce l’immagine di un miglioramento consolidato, bensì quella di un equilibrio instabile.
La stabilità della mortalità, l’invecchiamento della forza lavoro, l’aumento del rischio legato alla mobilità e la persistente vulnerabilità sociale indicano che l’attuale modello preventivo ha raggiunto il proprio limite evolutivo.
La riduzione reale delle morti sul lavoro potrà avvenire solo attraverso un cambio di paradigma che integri medicina del lavoro, sanità pubblica, organizzazione produttiva e politiche sociali.
In questa prospettiva, la sicurezza non rappresenta più soltanto un obbligo giuridico, ma diventa misura della qualità etica e civile di un sistema di lavoro.

A cura del Prof. Dott. Ivan Sciarretta PH. D.

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