
La Strategia Nazionale 2026-2030 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: un nuovo patto tra istituzioni, professionisti della salute e società civile
La recente adozione della Strategia Nazionale 2026-2030 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni nel campo della prevenzione, della sanità pubblica e della tutela della dignità del lavoro.
Non siamo di fronte a un semplice documento programmatico, ma a una visione sistemica, che riconosce la salute nei luoghi di lavoro come asse strategico dello sviluppo del Paese, come diritto fondamentale della persona e come responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, professionisti e cittadini.
Come Presidente dell’Associazione Nazionale Medicina del Lavoro A.NA.ME.L., accolgo questa Strategia con convinzione e senso di responsabilità: essa chiama in causa direttamente il nostro ruolo scientifico, etico e sociale.
Governare i cambiamenti del lavoro: nuovi rischi, nuove responsabilità
Il primo asse della Strategia affronta una realtà ineludibile: il lavoro è profondamente cambiato.
Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale, lavoro da remoto, piattaforme digitali, transizione ecologica e nuovi modelli organizzativi hanno trasformato tempi, spazi e modalità del lavoro.
A questi cambiamenti corrispondono rischi nuovi o ridefiniti:
- rischi psicosociali e stress lavoro-correlato;
- isolamento professionale;
- sovraccarico cognitivo;
- esposizioni miste e cumulative;
- nuove vulnerabilità occupazionali.
La Strategia riconosce che la prevenzione non può più limitarsi a schemi tradizionali, ma deve evolvere verso modelli dinamici di valutazione e sorveglianza, in cui il medico diventa interprete dei mutamenti sociali oltre che clinici.
Qui il ruolo dei medici, in particolare dei medici del lavoro, è centrale: comprendere il cambiamento per proteggere la persona che lavora.
Rafforzare la resilienza del sistema istituzionale
Il secondo asse strategico riguarda la tenuta e l’efficacia del sistema pubblico di prevenzione.
La Strategia 2026-2030 pone l’accento sulla necessità di:
- coordinamento tra Ministeri, Regioni, INAIL, ASL e servizi ispettivi;
- integrazione dei dati sanitari, epidemiologici e infortunistici;
- rafforzamento delle competenze tecniche e professionali.
La prevenzione efficace nasce da istituzioni che dialogano, da sistemi che condividono informazioni e da professionisti messi nelle condizioni di operare con strumenti adeguati.
Come medici sappiamo che la frammentazione indebolisce la tutela della salute, mentre la cooperazione istituzionale la rafforza.
Potenziare le tutele: dalla norma alla persona
Il terzo asse mira a rafforzare concretamente la protezione dei lavoratori, andando oltre l’adempimento formale delle norme.
La Strategia richiama con forza il principio secondo cui la sicurezza non è solo rispetto delle regole, ma cura della persona nel suo contesto reale di vita e di lavoro.
Questo significa:
- migliorare la qualità della sorveglianza sanitaria;
- valorizzare il giudizio clinico del medico;
- integrare salute fisica e salute mentale;
- personalizzare la prevenzione in base a età, genere, condizioni di fragilità.
È un passaggio culturale decisivo: dal rischio astratto alla persona concreta.
Ed è qui che la medicina esprime la sua funzione più alta.
Sostenere le micro, piccole e medie imprese: prevenzione accessibile e diffusa
La Strategia riconosce un dato strutturale del nostro Paese: la maggior parte dei lavoratori opera in micro e piccole imprese.
In questi contesti, la prevenzione rischia di essere percepita come un costo o un obbligo, anziché come un investimento in salute e sostenibilità.
Per questo il quarto asse punta su:
- strumenti semplificati;
- supporto tecnico e formativo;
- accompagnamento e consulenza;
- modelli di prevenzione proporzionati ma efficaci.
Il Medico del Lavoro, in questo scenario, assume un ruolo chiave di mediatore culturale, capace di tradurre la norma in prassi e la prevenzione in valore condiviso.
Diffondere la cultura della prevenzione: educare oggi per proteggere domani
Il quinto asse è forse il più ambizioso e, al tempo stesso, il più lungimirante: costruire una cultura della salute e della sicurezza fin dall’età scolastica.
La Strategia afferma un principio fondamentale: la prevenzione non si improvvisa, si apprende, si interiorizza, diventa parte della coscienza civile.
Educare alla sicurezza significa:
- formare cittadini consapevoli;
- lavoratori informati;
- professionisti responsabili.
È un investimento sul futuro, che richiede il contributo della scuola, della sanità, delle istituzioni e delle associazioni professionali.
Vision Zero: una scelta etica prima che tecnica
A tenere insieme tutti questi assi è il principio di Vision Zero:
l’idea che ogni infortunio, ogni malattia professionale, ogni morte sul lavoro non sia mai inevitabile.
Non è un’utopia, ma una scelta etica.
È la stessa scelta che guida la medicina quando punta sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce, sulla tutela della vita.
Il ruolo dei medici: protagonisti della Strategia
Questa Strategia non potrà realizzarsi senza il contributo attivo dei medici.
Siamo chiamati a essere:
- garanti scientifici;
- custodi della salute;
- promotori di cultura;
- punti di riferimento per lavoratori e imprese.
Il nostro ruolo non si riduce: si amplia.
E con esso cresce la responsabilità, ma anche il valore sociale della nostra professione.
La Strategia Nazionale 2026-2030 segna un cambio di passo: dalla prevenzione come obbligo alla prevenzione come valore condiviso.
Come Presidente, invito tutti i colleghi a sentirsi parte attiva di questo percorso.
Perché tutelare la salute nei luoghi di lavoro significa tutelare la vita, la dignità e il futuro della nostra società.
La Strategia Nazionale 2026-2030 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: un nuovo patto tra istituzioni, professionisti della salute e società civile.
A cura del Prof. Dott. Ivan Sciarretta PH.D.
