Personale operativo nella cantieristica navale rischi professionali e sorveglianza sanitariaPersonale operativo nella cantieristica navale: rischi professionali e sorveglianza sanitaria
Costruire, allestire o riparare una nave significa concentrare, nello stesso luogo, lavorazioni metalmeccaniche, chimiche, impiantistiche ed edili. La prevenzione deve governarne anche le interferenze.

Un cantiere navale è una piccola città industriale in continuo cambiamento. Nello stesso turno possono operare saldatori, carpentieri, tubisti, elettricisti, verniciatori, coibentatori, addetti ai ponteggi, meccanici, falegnami e squadre di imprese diverse. Alcuni lavorano sul piazzale o nei capannoni; altri entrano nello scafo, nei doppi fondi, nei serbatoi o nei locali macchina. Il rischio, quindi, non dipende soltanto dal mestiere svolto, ma anche dal luogo, dalla fase di costruzione o riparazione e dalle attività che avvengono contemporaneamente nelle vicinanze.
È proprio questa sovrapposizione a rendere la cantieristica navale un settore complesso. Il rumore di una smerigliatrice può raggiungere chi sta effettuando un cablaggio; i fumi prodotti in un compartimento possono diffondersi nelle zone adiacenti; una verniciatura può creare un’atmosfera infiammabile incompatibile con un lavoro a caldo. Per tutelare davvero il personale operativo non basta distribuire dispositivi di protezione: servono programmazione, coordinamento tra imprese, misure ambientali attendibili e una sorveglianza sanitaria costruita sulle esposizioni reali.

Cantieristica navale e lavoro marittimo non sono la stessa cosa

Chi costruisce o ripara una nave non coincide necessariamente con l’equipaggio che vi lavorerà durante la navigazione. Il personale operativo del cantiere è normalmente soggetto al sistema generale di tutela del D.Lgs. 81/2008. Quando manutenzione, riparazione o trasformazione si svolgono su navi in armamento o in disarmo, ormeggiate o ancorate in ambito portuale, assume rilievo anche il D.Lgs. 272/1999, nato per adattare la prevenzione alle particolari condizioni delle attività portuali e dei lavori a bordo.
Il D.Lgs. 272/1999 dedica attenzione ai locali chiusi e angusti della nave, al coordinamento delle operazioni e al documento di sicurezza. Per gli ambienti sospetti di inquinamento o confinati si aggiungono gli articoli 66 e 121 e l’Allegato IV del D.Lgs. 81/2008, insieme ai requisiti di qualificazione previsti dal D.P.R. 177/2011. Non ogni locale stretto è automaticamente un ambiente confinato in senso tecnico; la classificazione deve considerare accessi, ventilazione, possibili contaminanti, carenza di ossigeno e difficoltà di soccorso.
Il quadro cambia ancora se intervengono imprese appaltatrici, cantieri temporanei, attività su impianti elettrici, rimozione di amianto o impiego di agenti cancerogeni. Per questo non esiste un unico protocollo valido per l’intero stabilimento: il documento di valutazione dei rischi, la gestione delle interferenze e i piani di lavoro devono descrivere con chiarezza chi fa che cosa, dove e contemporaneamente a quali altre lavorazioni.

Infortuni: il pericolo più immediatamente visibile

Cadute dall’alto o all’interno dello scafo, urti, schiacciamenti, investimento da mezzi, caduta di materiali, cedimento di ponteggi, contatto con organi in movimento, tagli e ustioni sono tra gli eventi più intuitivi. La costruzione procede per fasi e modifica continuamente passaggi, aperture, parapetti, vie di esodo e aree di deposito. Un percorso sicuro il giorno precedente può non esserlo più dopo il montaggio di una nuova sezione.
Le operazioni di sollevamento di lamiere, blocchi, motori e componenti richiedono comunicazioni chiare, imbracature adeguate e separazione delle aree. Saldatura e taglio introducono inoltre sorgenti di incendio ed esplosione, soprattutto in presenza di residui infiammabili, bombole, pitture o solventi. Prima di un lavoro a caldo contano la bonifica, il controllo dell’atmosfera, il permesso di lavoro e la sorveglianza antincendio; la semplice assenza di odore non dimostra che l’ambiente sia sicuro.
La sorveglianza sanitaria non può prevenire una caduta causata da un’apertura non protetta né rendere sicura un’imbracatura errata. Può, però, valutare se condizioni visive, neurologiche, cardiovascolari o terapie che provocano sonnolenza siano compatibili con lavoro in quota, guida di mezzi o compiti critici. Il giudizio deve essere individuale e proporzionato, senza trasformare la visita in uno strumento per compensare carenze tecniche.

Fumi di saldatura, taglio e lavorazioni dei metalli

La saldatura è una lavorazione simbolo della navalmeccanica, ma il suo fumo non è una sostanza unica. La composizione dipende dal processo, dal metallo base, dagli elettrodi, dai rivestimenti e dalle contaminazioni superficiali. Possono essere presenti ossidi di ferro, manganese, nichel, cromo esavalente e altri metalli, oltre a gas irritanti. Negli spazi poco ventilati il rischio aumenta e può comparire anche carenza di ossigeno o accumulo di gas asfissianti.
La IARC ha classificato i fumi di saldatura come cancerogeni per l’uomo, Gruppo 1, sulla base di evidenze sufficienti per il tumore del polmone; anche la radiazione ultravioletta emessa dalla saldatura è classificata nel Gruppo 1. Questo non significa che ogni saldatore svilupperà un tumore, ma che l’esposizione deve essere ridotta al livello più basso tecnicamente possibile. La classificazione riguarda i fumi di saldatura in generale e non soltanto l’acciaio inox, anche se lavorazioni su inox e leghe speciali possono aggiungere esposizioni specifiche a cromo VI e nichel.
Gli effetti non sono esclusivamente oncologici: irritazione di occhi e vie respiratorie, febbre da fumi metallici, asma professionale, bronchite, alterazioni neurologiche associate a particolari esposizioni e danni oculari o cutanei da radiazioni ottiche richiedono misure mirate. Aspirazione localizzata alla sorgente, scelta del processo meno emissivo, pulizia dei rivestimenti, ventilazione e protezione respiratoria adeguata vengono prima di qualunque esame medico.

Vernici, solventi, resine e materiali compositi

Preparazione delle superfici, sabbiatura, primerizzazione e verniciatura possono esporre a polveri, solventi, isocianati, pigmenti e componenti epossidici. Gli effetti possibili comprendono irritazioni, dermatiti, sensibilizzazione cutanea o respiratoria, disturbi neurologici da solventi e, per alcune sostanze, effetti sistemici o cancerogeni. La scheda di sicurezza è indispensabile ma non sufficiente: occorre verificare prodotto realmente usato, quantità, modalità di applicazione, ventilazione e attività concomitanti.
Nella cantieristica da diporto in vetroresina assume rilievo lo stirene delle resine poliestere, soprattutto durante laminazione manuale, spruzzatura e lavorazioni in ambienti poco ventilati. La IARC lo ha classificato come probabilmente cancerogeno per l’uomo, Gruppo 2A. Resine epossidiche e indurenti possono invece provocare importanti dermatiti allergiche; durante taglio e levigatura dei compositi si generano polveri e fibre irritanti.
Il monitoraggio biologico può essere utile per alcune sostanze, ma soltanto se la valutazione identifica un’esposizione plausibile e un indicatore interpretabile. Cercare genericamente “metalli” o “solventi” nel sangue o nelle urine non costituisce buona sorveglianza. La scelta deve essere collegata a una specifica domanda preventiva e rispettare tempi di campionamento, valori biologici di riferimento e possibili interferenze.

Amianto: un rischio storico che può riemergere

L’amianto è legato in modo drammatico alla storia dei cantieri navali, nei quali è stato utilizzato per isolamento termico e protezione antincendio. Studi condotti anche nel cantiere di Genova hanno documentato, dopo lunghi periodi di latenza, un aumento della mortalità per mesotelioma e altre patologie asbesto-correlate tra lavoratori storicamente esposti. È però necessario evitare generalizzazioni: nella costruzione navale moderna il quadro è diverso, mentre il problema può riemergere durante riparazione, refitting, demolizione o rimozione di coibentazioni e componenti presenti su unità più vecchie.
Prima di intervenire occorre conoscere la storia della nave, censire i materiali sospetti, effettuare campionamenti quando necessari e applicare le procedure del Titolo IX, Capo III, del D.Lgs. 81/2008. La rimozione non può essere improvvisata e deve essere affidata a imprese abilitate, con piano di lavoro, confinamento, controllo della dispersione, decontaminazione e corretta gestione dei rifiuti.
La sorveglianza degli esposti o ex esposti deve ricostruire accuratamente intensità, durata e periodo dell’esposizione, valutare sintomi e funzione respiratoria e garantire continuità anche dopo la cessazione del lavoro. Radiografie o TAC ripetute indiscriminatamente non sono un sostituto della valutazione clinica né della prevenzione primaria; eventuali programmi di diagnosi precoce devono seguire criteri sanitari aggiornati, livello di rischio individuale e protocolli validati.

Rumore, vibrazioni e radiazioni ottiche

Martellatura, molatura, smerigliatura, scalpellatura, taglio, prove motori e utensili pneumatici producono livelli di rumore che possono variare rapidamente e sommarsi tra squadre vicine. Il danno più noto è l’ipoacusia, ma il rumore interferisce anche con comunicazioni e segnali di allarme, aumenta affaticamento e probabilità di errore. Le cabine temporanee e le protezioni uditive sono utili solo all’interno di un programma che privilegi riduzione alla fonte, segregazione e manutenzione.
Smerigliatrici, martelli, rivettatrici e altri utensili trasmettono vibrazioni al sistema mano-braccio; mezzi e alcune postazioni possono esporre a vibrazioni whole-body. Disturbi vascolari e neurologici delle mani, perdita di forza, lombalgia e patologie muscolo-scheletriche richiedono valutazione dell’accelerazione, durata reale d’uso, postura e forza di presa. Per i saldatori si aggiungono radiazioni ultraviolette e infrarosse, con rischio di fotocheratite, lesioni cutanee e danno oculare se schermature e protezioni non sono adeguate.

Spazi confinati: dove l’errore lascia poco tempo

Doppi fondi, casse, serbatoi, cofferdam e compartimenti scarsamente ventilati possono contenere residui, gas tossici o atmosfere povere di ossigeno. Anche una lavorazione introdotta dall’esterno può modificare rapidamente l’aria respirabile. In questi casi il soccorso improvvisato è una delle cause classiche di vittime multiple: chi entra senza protezione per aiutare un collega può perdere conoscenza in pochi istanti.
Prima dell’accesso servono valutazione specifica, isolamento delle energie e delle linee, bonifica, misurazione dell’atmosfera con strumenti idonei, ventilazione, permesso di ingresso, comunicazioni, presidio esterno e un piano di recupero realmente praticabile. La misurazione deve continuare quando le condizioni possono cambiare. La visita medica accerta la compatibilità del lavoratore con il compito e con gli eventuali dispositivi respiratori, ma non certifica che lo spazio sia sicuro.

Ergonomia, movimentazione e carico organizzativo

Lavorare all’interno di uno scafo obbliga spesso a posture accovacciate, in torsione, sopra la spalla o in spazi che non consentono di avvicinarsi al punto di intervento. Tubazioni, cavi, pannelli e utensili vengono movimentati lungo scale e passaggi stretti. Ne derivano lombalgie, disturbi di spalla e ginocchio, tendinopatie e sovraccarico degli arti superiori. Ausili di sollevamento, prefabbricazione a terra, rotazione ragionata e progettazione degli accessi sono più efficaci del semplice invito a “sollevare correttamente”.
Tempi di consegna, lavoro a turni, straordinari, subappalti e barriere linguistiche possono aumentare fatica e ridurre la comunicazione. L’interferenza non è soltanto tecnica, ma anche organizzativa: un lavoratore che non conosce il programma delle squadre vicine non può prevederne i pericoli. Riunioni operative brevi, permessi di lavoro coordinati, segnalazioni comprensibili e diritto di fermare un’attività insicura sono elementi essenziali della prevenzione.

Una sorveglianza sanitaria realmente basata sul rischio

Il protocollo sanitario deve essere definito dal medico competente dopo aver conosciuto reparti, mansioni, sostanze, misure ambientali, durata delle esposizioni e dispositivi utilizzati. La visita preventiva ricostruisce storia professionale e clinica, esposizioni pregresse, apparato respiratorio, udito, cute, sistema muscolo-scheletrico, vista e condizioni che possono interferire con lavori in quota, uso di respiratori o compiti di emergenza. Le visite periodiche devono confrontare i dati nel tempo e non limitarsi a ripetere automaticamente lo stesso pacchetto di esami.
Audiometria per il rumore, spirometria per esposizioni respiratorie pertinenti, valutazione dermatologica in presenza di sensibilizzanti, controllo muscolo-scheletrico per sovraccarico e biomonitoraggio mirato possono far parte del protocollo. Frequenza e accertamenti dipendono dal rischio e dalla persona. Per agenti cancerogeni o amianto assumono rilievo tracciabilità delle esposizioni, cartelle e registri previsti dalla normativa, informazione del lavoratore e continuità del follow-up.
Il giudizio di idoneità deve riferirsi alla mansione specifica e può prevedere prescrizioni o limitazioni proporzionate. Non dovrebbe essere usato per selezionare soltanto persone capaci di tollerare ambienti inadeguati. Se più lavoratori mostrano cali audiometrici, irritazioni, dermatiti o disturbi respiratori, il dato collettivo deve riportare l’attenzione sulla sorgente, sulla ventilazione, sui prodotti e sull’organizzazione del lavoro.

Dalla visita alla prevenzione del cantiere

La parte più utile della sorveglianza sanitaria inizia quando i risultati tornano, in forma anonima e collettiva, al sistema di prevenzione. Sintomi ricorrenti in un reparto, alterazioni omogenee o assenze concentrate in una lavorazione sono segnali da incrociare con misure ambientali, infortuni, near miss, turni, appalti e modifiche del processo. Il sopralluogo del medico competente consente di vedere ciò che una descrizione cartacea spesso non mostra: distanze, accessi, ventilazione reale, posture e contemporaneità delle attività.
La prevenzione efficace segue una gerarchia: eliminare o sostituire ciò che è pericoloso, confinare e aspirare alla fonte, separare lavorazioni incompatibili, organizzare tempi e accessi, formare e addestrare, quindi utilizzare DPI adeguati e verificati. Il respiratore non deve diventare l’unica risposta a una ventilazione insufficiente; i tappi non possono sostituire il controllo del rumore; la visita medica non può trasformare uno spazio confinato in un luogo sicuro.

In pratica: rischio, controllo sanitario e prevenzione
Esposizione Sorveglianza orientativa Priorità preventiva
Fumi e metalli Anamnesi respiratoria; spirometria e biomonitoraggio quando giustificati da sostanza ed esposizione. Aspirazione localizzata, processo meno emissivo, ventilazione e corretta protezione respiratoria.
Rumore Anamnesi otologica, otoscopia e audiometria con confronto longitudinale. Riduzione alla fonte, segregazione, manutenzione e programma di conservazione dell’udito.
Solventi, resine, isocianati Cute, apparato respiratorio e sintomi neurologici; test mirati secondo prodotto e rischio. Sostituzione, sistemi chiusi, ventilazione, igiene e prevenzione della contaminazione cutanea.
Amianto Storia espositiva, valutazione clinico-funzionale e follow-up basato sul rischio. Censimento, piano di lavoro, confinamento, imprese abilitate e tracciabilità.
Vibrazioni ed ergonomia Valutazione vascolare, neurologica e muscolo-scheletrica correlata alla mansione. Utensili e ausili adeguati, riduzione dei tempi, manutenzione e riprogettazione del compito.
Quota e spazi confinati Compatibilità con compito, DPI respiratori e recupero; valutazione di patologie o terapie rilevanti. Permesso di lavoro, protezioni collettive, controllo atmosferico e piano di soccorso.
Conclusioni: il rischio nasce anche dall’interferenza

Nella cantieristica navale non esiste un unico “rischio di cantiere”. Esiste una rete di esposizioni che cambia con materiali, fase produttiva, nave e imprese presenti. Saldatura, verniciatura, coibentazione, montaggio, prove e manutenzione possono essere controllati soltanto se vengono letti insieme, compresi gli effetti che una squadra produce sul lavoro delle altre.
La sorveglianza sanitaria è necessaria, ma acquista valore solo quando nasce da una valutazione accurata e restituisce indicazioni alla prevenzione. Il suo obiettivo non è trovare il lavoratore capace di resistere al rischio, bensì riconoscere precocemente gli effetti sulla salute, proteggere le persone più vulnerabili e contribuire a modificare processi e organizzazione. In un settore nel quale gli ambienti e le lavorazioni cambiano ogni giorno, prevenire significa soprattutto coordinare, misurare e non dare mai per scontato che un’attività abituale sia per questo innocua.

Personale operativo nella cantieristica navale: rischi professionali e sorveglianza sanitaria

A cura della Dr.ssa Katiuscia Vella e del Prof. Dr. Ivan Sciarretta P. HD.