Medicina del lavoro, da obbligo a risorsa per le imprese la proposta di A.NA.ME.L. davanti ad aziende e istituzioni

Medicina del lavoro, da obbligo a risorsa per le imprese: la proposta di A.NA.ME.L. davanti ad aziende e istituzioni


Il Presidente Prof. Dott. Ivan Sciarretta, Ph.D.: «Il medico competente va coinvolto nelle scelte aziendali, non chiamato solo per adempiere a un obbligo». Annunciato il contributo dell’associazione al master di secondo livello in sicurezza sul lavoro di UniCamillus.

Portare il medico competente fuori dall’ambulatorio e dentro le decisioni dell’impresa. È la proposta che A.NA.ME.L. – Associazione Nazionale Medicina del Lavoro ha messo sul tavolo del Job Day “Le imprese al centro”, che si è svolto il 1° ottobre al Complesso Selva dei Pini di Pomezia, in via Pontina km 31,400.
La giornata, organizzata dal Centro per l’Impiego di Pomezia con il patrocinio della Città di Pomezia e in collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia S.p.A., ha riunito istituzioni, imprese e parti sociali. In programma, tra gli altri, due temi che sono il cuore dell’attività dell’associazione: la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e il collocamento mirato delle persone con disabilità. A prendere la parola per A.NA.ME.L. è stato il Presidente, Prof. Dott. Ivan Sciarretta, Ph.D.

Una medicina silenziosa, non marginale

Il punto di partenza è un’immagine che i medici del lavoro conoscono bene. La medicina del lavoro raramente fa notizia, perché il suo successo coincide con ciò che non accade: l’infortunio evitato, la malattia professionale prevenuta. «È una medicina silenziosa. Ma silenziosa non significa marginale», ha detto Sciarretta. «Significa presente ogni giorno, anche quando non la vediamo».
Il rischio, secondo il Presidente, è che proprio questa discrezione la riduca a un adempimento: una visita periodica, una cartella sanitaria, un giudizio di idoneità, un fascicolo di moduli, firme e scadenze. Attività essenziali e previste dalla legge, ma che rappresentano solo una parte del valore della professione. «Se ci fermiamo all’obbligatorietà, perdiamo la parte più importante: la possibilità di trasformare la prevenzione in uno strumento di crescita aziendale».
La proposta concreta riguarda la valutazione dei rischi. La responsabilità del Documento di valutazione dei rischi resta in capo al datore di lavoro, ma il medico competente non dovrebbe essere coinvolto solo alla fine, a documento già scritto. Dovrebbe essere ascoltato nella fase di analisi, per collegare i rischi presenti in azienda ai loro possibili effetti sulla salute e costruire protocolli sanitari coerenti con i rischi reali. Solo così il DVR diventa uno strumento vivo, invece di un documento standardizzato destinato a restare in un cassetto.
Rivolgendosi alle imprese presenti, Sciarretta ha insistito sull’argomento economico: un’azienda che tutela la salute dei propri lavoratori riduce infortuni, assenze e discontinuità, e migliora clima interno e produttività.

«La sicurezza non è un costo improduttivo. La prevenzione non è un ostacolo alla competitività»

Inclusione: cambiare la domanda

Un passaggio centrale, in una giornata dedicata all’incontro tra imprese e lavoratori, è stato quello sul collocamento mirato. La Legge 68/1999 fissa quote precise: una persona con disabilità per le aziende da 15 a 35 dipendenti computabili, due da 36 a 50, il 7% oltre i 50. Per Sciarretta, però, fermarsi alla quota significa mancare l’obiettivo. «Le persone appartenenti alle categorie protette non sono dipendenti di serie B. Non rappresentano una quota da riempire, una casella da spuntare».
Qui il medico competente può fare la differenza, valutando il rapporto concreto tra la condizione della persona, i rischi e la mansione, e indicando gli adattamenti possibili. Il Presidente ha proposto di rovesciare la domanda che le aziende si pongono: non soltanto «questa persona può svolgere questa mansione?», ma «come possiamo organizzare questa mansione affinché questa persona possa esprimere le proprie capacità in sicurezza?». Perché, ha ricordato, la fragilità non appartiene sempre agli altri: può entrare nella vita di ciascuno.
Lo stesso principio vale per i lavoratori stranieri, ai quali A.NA.ME.L. intende dedicare percorsi di formazione e inserimento lavorativo, insieme a società di formazione e accademie. L’obiettivo è che comprendano davvero rischi, procedure e diritti, superando le barriere linguistiche: «La sicurezza deve essere comprensibile e accessibile a tutti».

Da Pomezia alle aule universitarie

Dal palco di Pomezia è arrivato anche un annuncio che riguarda da vicino l’associazione. A.NA.ME.L., attraverso il proprio Presidente e i professionisti che operano al suo interno, offrirà il proprio contributo a un master universitario di secondo livello dedicato alla sicurezza sul lavoro presso UniCamillus, università internazionale specializzata nelle scienze mediche e sanitarie.
«Per noi non si tratta semplicemente di una presenza formale», ha spiegato Sciarretta. È il riconoscimento di un lavoro portato avanti con serietà e competenza, e insieme una responsabilità: contribuire a formare chi domani dovrà rendere i luoghi di lavoro più sicuri, più sani e più umani.
Accanto ad A.NA.ME.L., al panel sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, di Sviluppo Lavoro Italia, della Confederazione Nazionale del Lavoro CNL e di Confartigianato. Nel pomeriggio la giornata è proseguita con i colloqui one-to-one tra le aziende del territorio e centinaia di lavoratori in cerca di occupazione.
Un contesto che rende ancora più chiaro il messaggio con cui il Presidente ha chiuso il suo intervento: «Un lavoro può dirsi veramente dignitoso soltanto quando è anche sano, sicuro e inclusivo».

In sintesi: le proposte di A.NA.ME.L.