Bruxelles, sei lavoratori morti nell’incendio di un cantiere quando il fuoco trasforma il luogo di lavoro in una trappola

Bruxelles, sei lavoratori morti nell’incendio di un cantiere: quando il fuoco trasforma il luogo di lavoro in una trappola

La tragedia della torre OXY richiama ancora una volta l’importanza della prevenzione, della formazione e della gestione concreta delle emergenze

Sei lavoratori hanno perso la vita il 14 luglio 2026 nell’incendio divampato all’interno della torre OXY, un grande edificio in ristrutturazione situato in Place De Brouckère, nel centro di Bruxelles. I loro corpi sono stati ritrovati all’interno di un ascensore rimasto bloccato mentre le fiamme e il fumo si propagavano attraverso il vano di sollevamento.
Secondo le prime ricostruzioni, ancora sottoposte agli accertamenti della magistratura e degli organismi belgi competenti in materia di lavoro, l’incendio sarebbe iniziato al secondo piano dell’edificio per poi raggiungere uno o più vani ascensore. Le fiamme avrebbero inoltre provocato un secondo focolaio nei livelli sotterranei, rendendo particolarmente difficili le operazioni di soccorso. Circa 250 lavoratori presenti nel cantiere sono stati evacuati, mentre alcune persone sono rimaste ferite.

La dinamica esatta non è stata ancora chiarita. Non è possibile affermare, allo stato attuale, se le vittime stessero utilizzando l’ascensore per allontanarsi, se fossero impegnate in lavori sull’impianto oppure se siano rimaste intrappolate per altre ragioni. Anche le cause dell’incendio, le modalità di propagazione e il funzionamento dei sistemi di allarme e di evacuazione dovranno essere accertati.
Proprio per questo, ogni valutazione sulle responsabilità sarebbe prematura. Ma la tragedia di Bruxelles pone già interrogativi profondi che riguardano la medicina del lavoro, la sicurezza nei cantieri e la capacità delle organizzazioni di prepararsi a eventi improvvisi e ad alto impatto.

Il fuoco, un rischio antico che continua a uccidere

L’incendio rappresenta uno dei rischi più antichi e conosciuti nei luoghi di lavoro. Eppure continua a provocare vittime, spesso con dinamiche simili: un principio d’incendio apparentemente limitato, la rapida propagazione del fumo, una via di fuga non accessibile, una comunicazione tardiva, un impianto temporaneamente fuori servizio o lavoratori che non dispongono di indicazioni chiare su come comportarsi.

Il fuoco è pericoloso non soltanto per l’azione diretta delle fiamme. Nella maggior parte degli incendi in ambienti confinati, il pericolo più immediato è costituito dal fumo, dai gas tossici, dalla riduzione della visibilità, dall’aumento della temperatura e dal rapido esaurimento dell’ossigeno.
Il monossido di carbonio, prodotto dalla combustione incompleta, può causare perdita di coscienza e morte senza che la persona riesca a percepire pienamente il pericolo. Altri materiali presenti nei cantieri, come plastiche, isolanti, vernici, solventi, schiume e rivestimenti, possono liberare sostanze fortemente irritanti o tossiche.

In pochi minuti, quindi, un ambiente di lavoro conosciuto può diventare irriconoscibile. I percorsi abituali possono essere oscurati, le comunicazioni diventare difficili e le persone possono essere indotte a compiere scelte istintive, come utilizzare un ascensore o tornare indietro alla ricerca di colleghi e oggetti personali.
La prevenzione deve partire proprio da questa consapevolezza: durante un incendio non è possibile affidarsi all’improvvisazione.

Il richiamo inevitabile alle grandi tragedie del lavoro

Quanto accaduto a Bruxelles richiama simbolicamente altre tragedie che hanno segnato la storia della sicurezza sul lavoro.
In Belgio, il pensiero torna inevitabilmente alla miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, dove l’8 agosto 1956 morirono 262 lavoratori, molti dei quali italiani. Anche in quel caso un incidente collegato al sistema di sollevamento provocò il danneggiamento di cavi e tubazioni e l’innesco di un incendio. Il fumo e il monossido di carbonio si diffusero nelle gallerie, impedendo ai minatori di raggiungere l’esterno.
Le condizioni storiche e tecnologiche sono naturalmente differenti. Ma permane un elemento comune: il fuoco che entra in uno spazio verticale o confinato, si propaga rapidamente e interrompe le possibilità di fuga.

Ogni tragedia del lavoro presenta caratteristiche proprie, ma raramente nasce da un’unica causa. Più spesso è il risultato dell’allineamento di diverse vulnerabilità: un rischio non completamente valutato, una protezione assente o inefficace, una modifica non comunicata, un percorso temporaneamente ostruito, un allarme non percepito, una procedura conosciuta soltanto sulla carta.
Per questo gli incidenti gravi non dovrebbero mai essere liquidati come fatalità. Una fatalità è un evento inevitabile. Un incendio sul lavoro, invece, deve essere previsto come scenario possibile, valutato e gestito attraverso adeguate barriere preventive.

Perché i cantieri sono particolarmente vulnerabili

Un edificio in costruzione o in ristrutturazione non possiede necessariamente le stesse condizioni di sicurezza di un edificio completato e pienamente operativo.
Durante i lavori possono essere temporaneamente assenti, disattivati o incompleti alcuni sistemi di protezione: porte tagliafuoco, compartimentazioni, impianti automatici di rilevazione, illuminazione di emergenza, sprinkler, sistemi di pressurizzazione delle scale o segnaletica definitiva.
Contemporaneamente, nel cantiere possono essere presenti lavorazioni capaci di produrre scintille, calore o fiamme libere, come saldatura, taglio, molatura e impermeabilizzazione a caldo. Sono inoltre frequenti materiali combustibili, imballaggi, solventi, bombole di gas, isolanti e depositi temporanei.

A tutto questo si aggiunge la continua trasformazione degli ambienti. Un percorso praticabile al mattino può essere modificato poche ore dopo. Una scala può essere chiusa, un passaggio occupato da materiali, un piano affidato a una nuova impresa o una porta temporaneamente bloccata per esigenze operative.
È quindi necessario che la valutazione dei rischi e il piano di emergenza siano dinamici. Non possono essere documenti redatti una sola volta e conservati in un ufficio. Devono essere aggiornati seguendo l’avanzamento dei lavori, le interferenze tra le imprese, le modifiche strutturali e la presenza quotidiana delle diverse squadre.
La direttiva europea sui cantieri temporanei o mobili stabilisce requisiti minimi per la tutela della salute e della sicurezza e richiama la necessità di mantenere libere le vie e le uscite di emergenza, predisponendo adeguati sistemi di rilevazione e contrasto degli incendi.

Il vano ascensore come possibile via di propagazione

I vani ascensore, i cavedi tecnici e le aperture verticali possono favorire una rapida diffusione di fumo e calore tra i diversi livelli di un edificio.
Il fenomeno può essere accentuato dall’effetto camino: l’aria calda e i prodotti della combustione tendono a salire attraverso gli spazi verticali, trasportando il fumo verso piani inizialmente non coinvolti. In determinate condizioni, il vano può inoltre collegare i piani superiori con i livelli sotterranei.

Per questa ragione, durante un incendio gli ascensori ordinari non devono essere considerati vie di fuga, salvo la presenza di impianti specificamente progettati, protetti e gestiti per l’evacuazione.
In un cantiere la situazione è ancora più complessa. Possono essere presenti ascensori provvisori, montacarichi, piattaforme di trasporto o impianti in fase di installazione e collaudo. Il loro utilizzo, il carico massimo, le condizioni di esercizio e il comportamento in caso di emergenza devono essere chiaramente definiti.
Non basta affiggere un divieto generico. Ogni lavoratore deve sapere quali percorsi utilizzare, quali impianti non usare, dove si trovano le scale protette e che cosa fare se una via di uscita risulta impraticabile.

Valutare il rischio significa immaginare anche lo scenario peggiore

Una valutazione efficace non deve limitarsi a stabilire che “potrebbe verificarsi un incendio”. Deve analizzare come potrebbe iniziare, quali materiali potrebbero alimentarlo, in quale direzione potrebbe propagarsi e quante persone potrebbero trovarsi coinvolte.

Occorre verificare:

La prevenzione più efficace segue una gerarchia precisa: eliminare il pericolo quando possibile, ridurre i materiali combustibili, controllare le fonti di innesco, adottare protezioni tecniche e organizzative e, solo come ultima barriera, fare affidamento sul comportamento individuale.
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro sottolinea che la priorità deve essere l’eliminazione o la riduzione del rischio alla fonte, prima di ricorrere a misure individuali o alla sola formazione.

Le vie di evacuazione devono essere realmente percorribili

Una linea disegnata su una planimetria non costituisce, da sola, una via di fuga.
Il percorso deve essere libero, riconoscibile, illuminato, sufficientemente ampio e in grado di condurre direttamente verso un luogo sicuro. Deve rimanere utilizzabile anche in presenza di fumo, interruzione dell’energia elettrica, affollamento o impraticabilità di uno dei passaggi.
Nei cantieri è indispensabile effettuare controlli frequenti, perché materiali, attrezzature e opere provvisionali possono modificare continuamente la percorribilità delle uscite.

Le indicazioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro raccomandano di predisporre un numero adeguato di percorsi di emergenza, mantenerli sgombri, segnalarli chiaramente e assicurarsi che tutti i lavoratori conoscano l’uscita più vicina e le possibili alternative.
Le verifiche dovrebbero includere anche domande molto concrete:
La porta si apre realmente?
L’illuminazione di emergenza funziona?
La segnaletica è visibile dal punto in cui si lavora?
Il percorso è comprensibile anche per chi è arrivato da pochi giorni?
Esiste una seconda uscita nel caso in cui la prima sia coinvolta dall’incendio?
I lavoratori presenti nei piani interrati o nelle zone isolate possono ricevere immediatamente l’allarme?
Le squadre di soccorso possono entrare senza trovare cancelli chiusi, materiali accatastati o mezzi parcheggiati lungo il passaggio?
È attraverso queste verifiche semplici e ripetute che un piano di emergenza diventa uno strumento capace di salvare vite.

Formazione: non soltanto un obbligo, ma una competenza da verificare

La formazione antincendio non può ridursi alla firma su un registro o alla visione occasionale di alcune diapositive.
Un lavoratore adeguatamente formato deve conoscere il segnale di allarme, il percorso di fuga, il punto di raccolta, i comportamenti vietati e le modalità per segnalare persone mancanti o zone non evacuate.
Deve sapere che non deve utilizzare ascensori non destinati all’evacuazione, non deve rientrare nell’edificio e non deve tentare di spegnere un incendio ormai sviluppato.

Nei cantieri multiculturali, inoltre, le istruzioni devono essere comprensibili a tutti. La presenza di lavoratori provenienti da Paesi diversi richiede l’impiego di pittogrammi, comunicazioni multilingue, dimostrazioni pratiche e una verifica effettiva della comprensione.
Non è sufficiente domandare: “Avete capito?”. Occorre osservare se, durante una prova, i lavoratori riconoscono il segnale, raggiungono l’uscita corretta, non utilizzano percorsi pericolosi e arrivano al punto di raccolta.
Anche gli addetti all’emergenza devono essere individuati in numero adeguato rispetto ai turni, ai piani, alla dimensione del cantiere e alla possibile assenza di alcuni componenti della squadra.
La formazione, quindi, deve essere periodica, pratica e aggiornata ogni volta che cambiano le condizioni operative.

Le esercitazioni servono a scoprire ciò che non funziona

Le prove di evacuazione non sono rappresentazioni formali organizzate per dimostrare che tutto è in ordine. Devono essere considerate test del sistema di sicurezza.
Durante un’esercitazione è necessario misurare i tempi, verificare la percezione dell’allarme, controllare il comportamento degli addetti, individuare esitazioni, percorsi congestionati e lavoratori che non raggiungono il punto di raccolta.
Le indicazioni europee sulle esercitazioni di emergenza raccomandano di registrare i tempi complessivi di evacuazione, verificare se tutte le uscite vengono utilizzate, controllare la corretta esecuzione dei compiti e sottoporre a revisione procedure, attrezzature, formazione e competenze.

In un grande cantiere, le prove dovrebbero comprendere anche scenari differenziati: un’uscita resa inutilizzabile, un incendio in un piano interrato, la presenza di un lavoratore ferito, la perdita dell’illuminazione o l’impossibilità di utilizzare un collegamento verticale.
Soltanto in questo modo è possibile sapere se esiste davvero una via alternativa o se essa è presente unicamente sulla carta.

Il coordinamento tra imprese è una barriera essenziale

Nei grandi cantieri lavorano contemporaneamente più imprese, subappaltatori, tecnici, manutentori e lavoratori autonomi. Ciascun gruppo può avere un proprio responsabile, differenti procedure e diversi livelli di esperienza.
Questa frammentazione rende il coordinamento una delle principali misure di prevenzione.
Tutti devono ricevere le stesse informazioni essenziali: segnale di allarme, vie di fuga, punti di raccolta, nominativi degli addetti, lavori a rischio in corso e zone temporaneamente interdette.
Ogni variazione rilevante deve essere comunicata prima dell’inizio delle attività. Non si può presumere che un lavoratore di un’impresa esterna conosca automaticamente l’organizzazione del cantiere.
È necessario anche disporre di un sistema attendibile per conoscere il numero e l’identità delle persone presenti. Dopo un’evacuazione, l’appello al punto di raccolta è decisivo per stabilire se qualcuno sia rimasto all’interno e in quale area possa trovarsi.
Un elenco incompleto o non aggiornato può rallentare le ricerche ed esporre gli stessi soccorritori a pericoli evitabili.

Il ruolo della medicina del lavoro

La prevenzione degli incendi viene spesso considerata un tema esclusivamente tecnico. In realtà coinvolge pienamente anche la medicina del lavoro.
Il medico competente, nell’ambito della collaborazione alla valutazione dei rischi, può contribuire a individuare condizioni personali o lavorative che potrebbero rendere più difficile l’evacuazione: patologie cardiovascolari o respiratorie, difficoltà motorie, disabilità sensoriali, uso di dispositivi medici, effetti di farmaci, lavori in ambienti confinati, esposizione al calore e impiego di autorespiratori o dispositivi particolarmente impegnativi.
La sorveglianza sanitaria non deve tuttavia essere utilizzata per trasferire sul singolo lavoratore la responsabilità di un ambiente insicuro.
L’idoneità sanitaria non può compensare l’assenza di vie di fuga, l’inefficienza degli allarmi o una formazione inadeguata. La protezione collettiva e l’organizzazione sicura del lavoro vengono prima della selezione delle caratteristiche individuali.

La medicina del lavoro interviene anche dopo l’emergenza. I lavoratori sopravvissuti, i testimoni e i soccorritori possono manifestare ansia, disturbi del sonno, senso di colpa, immagini intrusive o sintomi da stress post-traumatico.
Il supporto non dovrebbe essere imposto indiscriminatamente, ma reso disponibile attraverso ascolto, valutazione clinica, assistenza psicologica e monitoraggio nel tempo. Particolare attenzione va riservata ai colleghi delle vittime e alle persone direttamente coinvolte nelle operazioni di soccorso.

Dalla ricerca del colpevole alla ricerca delle cause

Dopo una tragedia, l’opinione pubblica tende comprensibilmente a cercare un responsabile immediato. L’accertamento delle responsabilità è indispensabile, ma dal punto di vista della prevenzione non è sufficiente.
Occorre ricostruire tutte le condizioni che hanno permesso all’evento di verificarsi e di produrre conseguenze tanto gravi.
Perché il fuoco ha raggiunto il vano ascensore?
Le aperture erano adeguatamente protette?
L’allarme è stato tempestivo e percepibile in tutte le zone?
Gli ascensori avrebbero dovuto bloccarsi in quella posizione?
Le vittime conoscevano i percorsi alternativi?
Le procedure tenevano conto delle modifiche quotidiane del cantiere?
Le imprese condividevano lo stesso piano di emergenza?
Erano state effettuate esercitazioni realistiche?
Il numero delle persone presenti era noto?
Le lavorazioni a rischio erano autorizzate e sorvegliate?
Sono queste le domande che permettono di trasformare un’indagine da semplice attribuzione della colpa a strumento di apprendimento.

La sicurezza non può esistere soltanto nei documenti

Gli incidenti sul lavoro dimostrano frequentemente la distanza che può crearsi tra sicurezza formale e sicurezza reale.
Un’azienda può possedere valutazioni dei rischi, piani di emergenza, attestati e registri perfettamente ordinati. Ma se le vie di fuga sono ostruite, l’allarme non è udibile, gli addetti non sanno cosa fare o i lavoratori non comprendono le istruzioni, il sistema rimane fragile.
La cultura della sicurezza si misura nei comportamenti quotidiani: nella segnalazione di una porta bloccata, nella sospensione di una lavorazione pericolosa, nel controllo di un estintore, nell’aggiornamento di una planimetria e nella disponibilità dei responsabili ad ascoltare chi evidenzia una criticità.
Una vera cultura preventiva non considera la verifica un fastidio né la formazione una perdita di tempo. Considera invece ogni controllo come una barriera tra il rischio e la tragedia.

Conclusioni

Le sei persone morte nell’incendio della torre OXY non devono diventare soltanto numeri all’interno delle statistiche sugli infortuni.
Mentre le autorità belghe accertano le cause e le responsabilità, il mondo del lavoro deve interrogarsi su quanto realmente vengano testati i sistemi di emergenza e su quanto siano conosciute e percorribili le vie di evacuazione.
Il fuoco rimane uno dei rischi più distruttivi proprio perché può trasformare in pochi minuti un luogo apparentemente sicuro in una trappola. Nei cantieri, dove strutture, percorsi e squadre cambiano continuamente, l’attenzione deve essere ancora maggiore.

Valutare i rischi, controllare gli impianti, mantenere libere le uscite, gestire correttamente le lavorazioni a caldo, coordinare le imprese, formare i lavoratori ed effettuare esercitazioni realistiche non sono adempimenti burocratici.
Sono azioni concrete dalle quali può dipendere la vita delle persone.
La prevenzione non può impedire ogni possibile principio d’incendio. Può però impedire che un incendio si propaghi, che una via di fuga diventi impraticabile e che sei lavoratori rimangano senza possibilità di salvezza.
Ed è proprio questa la funzione più autentica della medicina e della sicurezza del lavoro: riconoscere in anticipo ciò che potrebbe accadere e costruire, prima dell’emergenza, tutte le barriere necessarie affinché non accada.

Bruxelles, sei lavoratori morti nell’incendio di un cantiere: quando il fuoco trasforma il luogo di lavoro in una trappola
A cura della Dr. ssa Katiuscia Vella e del Prof. Dr. Ivan Sciarretta