Piscine e salute rischi chimici per i bagnanti e strategie di prevenzionePiscine e salute: rischi chimici per i bagnanti e strategie di prevenzione

La frequentazione delle piscine rappresenta un’importante opportunità di benessere, attività fisica, riabilitazione e socializzazione. Il nuoto migliora la capacità cardiorespiratoria, favorisce il controllo del peso corporeo, riduce il carico articolare ed è praticabile anche da anziani, persone con disabilità e pazienti affetti da numerose patologie croniche.
Tuttavia, la sicurezza di una piscina non dipende soltanto dall’assenza di microrganismi patogeni. Accanto al rischio microbiologico esiste un rischio chimico meno evidente, ma non trascurabile, legato sia ai prodotti utilizzati per la disinfezione sia alle sostanze che si formano quando questi reagiscono con sudore, urina, cellule cutanee, cosmetici e altri contaminanti introdotti dai bagnanti.
Il problema non è semplicemente “la presenza del cloro”. La disinfezione è indispensabile per prevenire infezioni potenzialmente gravi. La questione centrale è piuttosto mantenere un equilibrio tra efficacia microbiologica e riduzione dell’esposizione a sostanze irritanti e sottoprodotti della disinfezione.
Una piscina sicura, dunque, non è quella nella quale si aggiunge più cloro, ma quella in cui disinfezione, ricambio dell’acqua, filtrazione, ventilazione, controllo dei parametri chimici e comportamento dei bagnanti sono gestiti in maniera integrata.

Il cloro: indispensabile, ma non privo di criticità

Il cloro è il disinfettante più frequentemente utilizzato nelle piscine perché è efficace contro numerosi batteri e virus, relativamente economico e capace di mantenere nell’acqua un residuo disinfettante attivo.
Nell’acqua, i prodotti clorati – come ipoclorito di sodio, ipoclorito di calcio e acido tricloroisocianurico – danno origine principalmente ad acido ipocloroso e ione ipoclorito. L’acido ipocloroso rappresenta la forma maggiormente attiva nei confronti dei microrganismi.

La proporzione tra le due forme dipende soprattutto dal pH:

È quindi scorretto valutare la sicurezza di una piscina considerando esclusivamente la quantità totale di cloro. Occorre distinguere tra:

Il caratteristico “odore di cloro” non indica necessariamente che nell’acqua sia presente troppo cloro libero. Molto spesso è invece il segnale della formazione e dell’accumulo di clorammine, dovuti alla reazione tra cloro e contaminanti organici e azotati introdotti dai bagnanti.

Dalle sostanze introdotte dai bagnanti ai sottoprodotti della disinfezione

Ogni persona che entra in piscina rilascia inevitabilmente nell’acqua una certa quantità di materiale organico. Le principali fonti sono:

Queste sostanze reagiscono con i disinfettanti dando origine ai cosiddetti sottoprodotti della disinfezione, indicati internazionalmente come disinfection by-products o DBP.
Nell’acqua delle piscine sono state identificate numerose classi di DBP, tra cui:

Una revisione scientifica ha evidenziato che nelle piscine clorate possono essere presenti più di cento differenti sottoprodotti, la cui formazione dipende dal tipo di disinfettante, dalla qualità dell’acqua di riempimento, dal numero dei bagnanti, dalla temperatura, dal pH, dal ricambio dell’acqua e dalla quantità di sostanze organiche introdotte.
La prevenzione deve quindi agire anche sulla “domanda di cloro”: quanto maggiore è il carico organico, tanto maggiore sarà la quantità di disinfettante consumata e la probabilità di formazione di sottoprodotti.

Le clorammine e la qualità dell’aria

Le clorammine si formano quando il cloro reagisce con composti contenenti azoto, in particolare urea, ammoniaca e aminoacidi. Si distinguono principalmente:

La triclorammina è particolarmente importante nelle piscine coperte perché è volatile e può passare dall’acqua all’aria. La sua liberazione aumenta quando la superficie dell’acqua viene fortemente agitata, come accade durante il nuoto intenso, i corsi di acquagym, l’utilizzo di scivoli, cascate, giochi d’acqua, idromassaggi e vasche a temperatura elevata.
Poiché la triclorammina tende a concentrarsi nello strato d’aria immediatamente sopra la superficie dell’acqua, i nuotatori la respirano proprio nella zona in cui è maggiormente presente. L’esposizione può riguardare anche istruttori, assistenti bagnanti, accompagnatori e spettatori.
Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, le clorammine aerodisperse possono accumularsi negli ambienti chiusi quando la ventilazione non apporta sufficiente aria esterna e non allontana efficacemente quella contaminata. Un impianto che controlla soltanto umidità e temperatura, senza garantire un adeguato rinnovo dell’aria in prossimità della vasca, può non essere sufficiente.

Vie di esposizione

L’esposizione ai contaminanti chimici presenti in piscina avviene attraverso tre vie principali:

-inalazione:

è particolarmente rilevante nelle piscine coperte. Riguarda soprattutto triclorammina, cloroformio e altri composti volatili presenti nell’aria sopra l’acqua.
Durante l’attività fisica aumenta la ventilazione polmonare: il nuotatore inspira quantità maggiori di aria, spesso attraverso la bocca, riducendo in parte la funzione di filtrazione delle cavità nasali. L’esposizione può quindi crescere con l’intensità e la durata dell’allenamento.

-contatto cutaneo e oculare:

la pelle e gli occhi sono direttamente a contatto con l’acqua. L’assorbimento cutaneo è particolarmente importante per alcuni composti lipofili, come i trialometani. La permeabilità della cute può aumentare con il tempo trascorso in acqua, la temperatura e la presenza di abrasioni o dermatiti.

-ingestione accidentale:

durante il nuoto possono essere ingerite piccole quantità d’acqua. Il fenomeno è più frequente nei bambini e nei nuotatori meno esperti. Questa via può contribuire soprattutto all’esposizione ai composti meno volatili, come alcuni acidi aloacetici.

Effetti su occhi, cute e mucose

Gli effetti più comuni sono di tipo irritativo e generalmente reversibile. Possono comparire:

L’arrossamento oculare non deve essere attribuito automaticamente al “troppo cloro”. Può dipendere da cloro combinato elevato, pH non adeguato, carico organico eccessivo o cattiva qualità complessiva dell’acqua e dell’aria.
Il cloro e i sottoprodotti della disinfezione possono inoltre rimuovere parte dei lipidi superficiali della pelle, aumentando secchezza e irritabilità. Nei soggetti affetti da dermatite atopica, psoriasi o eczema, la risposta è variabile: alcune persone tollerano bene l’acqua clorata, mentre altre presentano un peggioramento dei sintomi. Il risciacquo immediato e l’applicazione di una crema emolliente dopo il bagno possono ridurre il disagio.
Anche i capelli possono diventare secchi e fragili. La colorazione verdastra talvolta osservata nei capelli chiari non è direttamente causata dal cloro, ma più frequentemente dalla deposizione di rame presente nell’acqua, fenomeno favorito da determinate condizioni chimiche e dalla corrosione di componenti dell’impianto.

Apparato respiratorio: irritazione, iperreattività e asma

L’apparato respiratorio costituisce uno dei principali bersagli dell’esposizione ai contaminanti delle piscine coperte. I sintomi segnalati comprendono:

Gli effetti dipendono dalla concentrazione degli irritanti, dalla ventilazione, dalla temperatura, dall’affollamento e dal tempo di permanenza. Sono maggiormente esposti i nuotatori agonisti, che trascorrono molte ore in acqua e respirano grandi volumi d’aria durante l’allenamento.
Gli studi condotti su nuotatori professionisti mostrano una maggiore frequenza di iperreattività bronchiale, rinite e sintomi respiratori. Tuttavia, non è sempre semplice distinguere l’effetto dei sottoprodotti della disinfezione da quello dell’allenamento intensivo, dall’atopia individuale e da altri fattori ambientali.

Per quanto riguarda i bambini, alcuni studi hanno ipotizzato un’associazione tra frequentazione precoce e intensa delle piscine coperte clorate e comparsa di asma o allergie. I risultati complessivi, però, non sono univoci. Non è scientificamente corretto affermare che frequentare una piscina ben gestita provochi necessariamente asma. È invece ragionevole applicare particolare prudenza quando un bambino presenta asma non controllato, tosse ricorrente, respiro sibilante o sintomi che compaiono sistematicamente durante o dopo il nuoto.
Una recente ricerca sulla funzione polmonare dei nuotatori ha rilevato segnali compatibili con un possibile effetto dell’esposizione prolungata ai sottoprodotti della disinfezione, ma ha confermato anche la necessità di ulteriori studi longitudinali per stabilire rapporti causali certi.

Trialometani e altri composti volatili

I trialometani costituiscono una delle classi di sottoprodotti più studiate. Comprendono:

Nelle piscine clorate di acqua dolce prevale generalmente il cloroformio, mentre in presenza di bromuri può aumentare la formazione di composti bromurati.
L’esposizione non avviene soltanto mediante ingestione. Durante il nuoto, inalazione e assorbimento cutaneo possono rappresentare vie molto importanti. Studi nei quali sono stati misurati i trialometani nell’aria espirata, nel sangue e nelle urine hanno mostrato un aumento dei livelli biologici dopo la permanenza in piscina.

La formazione dei trialometani è influenzata da:

Le vasche calde e gli idromassaggi meritano particolare attenzione perché temperatura e turbolenza favoriscono la volatilizzazione dei composti.

Esposizione cronica e rischio cancerogeno: che cosa sappiamo realmente

Alcuni sottoprodotti della disinfezione hanno mostrato proprietà genotossiche o cancerogene in studi sperimentali. Questo dato ha generato preoccupazioni circa la possibile associazione tra esposizione prolungata alle acque clorate e rischio di tumori, in particolare della vescica.

È però necessario distinguere tra:

  1. pericolosità intrinseca di una sostanza;
  2. dose effettivamente assorbita;
  3. durata dell’esposizione;
  4. rischio reale nelle condizioni ordinarie di utilizzo.

La letteratura epidemiologica non consente di affermare che il nuoto ricreativo in una piscina correttamente gestita determini un aumento certo del rischio oncologico. Le evidenze sono ancora controverse e risentono della difficoltà di ricostruire esposizioni avvenute per molti anni, separandole dall’assunzione di acqua potabile clorata, dall’uso domestico dell’acqua e da fattori come il fumo.
Gli studi sperimentali che mostrano alterazioni di biomarcatori dopo una sessione di nuoto non equivalgono alla dimostrazione di una futura malattia tumorale. Indicano però la necessità di ridurre le esposizioni evitabili, monitorare i sottoprodotti e migliorare le tecniche di trattamento.

Una revisione dedicata agli effetti dei DBP nelle piscine sottolinea che le evidenze relative al rischio oncologico rimangono non conclusive, mentre risultano più consistenti quelle relative agli effetti irritativi e respiratori, soprattutto nelle persone maggiormente esposte.

Piscine all’aperto e piscine coperte

Le piscine coperte presentano generalmente maggiori criticità respiratorie perché i composti volatili possono accumularsi nell’aria. Nelle piscine all’aperto la dispersione atmosferica è maggiore, ma rimangono possibili esposizione cutanea, ingestione e formazione di sottoprodotti.

Le piscine esterne richiedono inoltre:

Anche nelle piscine all’aperto, dunque, l’assenza di un forte odore non garantisce automaticamente una buona qualità dell’acqua.

Bambini, asmatici e soggetti vulnerabili

Alcune categorie richiedono maggiore cautela:

I bambini possono ingerire proporzionalmente più acqua, hanno un apparato respiratorio in sviluppo e tendono a utilizzare vasche poco profonde, spesso più calde e caratterizzate da elevato affollamento. Le “baby pool” non devono quindi essere considerate automaticamente meno rischiose.
L’asma ben controllato non costituisce, in generale, una controindicazione al nuoto. Se però durante o dopo la permanenza in piscina compaiono tosse persistente, sibili, costrizione toracica o difficoltà respiratoria, è opportuno sospendere l’attività, allontanarsi dall’ambiente e confrontarsi con il medico.

Incidenti chimici acuti

Un problema differente dai sottoprodotti della disinfezione è rappresentato dagli incidenti dovuti alla manipolazione dei prodotti chimici.
La miscelazione accidentale tra ipoclorito e sostanze acide può liberare cloro gassoso. Il contatto tra prodotti clorati e ammoniaca può invece generare clorammine irritanti. Questi eventi possono provocare esposizioni acute di bagnanti e personale, soprattutto se la sostanza raggiunge l’area della vasca o l’impianto di ventilazione.

I sintomi possono comprendere:

Un episodio improvviso che coinvolga contemporaneamente più persone non deve essere interpretato come una normale irritazione da piscina. È necessario evacuare l’area, raggiungere l’aria aperta senza esporsi ulteriormente, avvisare il personale e contattare i servizi di emergenza. L’accesso ai locali tecnici deve essere riservato a operatori addestrati.

Il quadro italiano

In Italia il riferimento nazionale rimane l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, relativo agli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine a uso natatorio, successivamente sviluppato e applicato attraverso disposizioni regionali.

L’Accordo prevede requisiti relativi, tra gli altri, a:

Per l’acqua in vasca vengono indicati, tra i parametri di riferimento, un pH compreso tra 6,5 e 7,5, cloro attivo libero generalmente compreso tra 0,7 e 1,5 mg/L e cloro attivo combinato non superiore a 0,4 mg/L. La disciplina concreta deve comunque essere verificata alla luce delle disposizioni della Regione competente, delle caratteristiche della piscina e delle norme tecniche applicabili. Il testo dell’Accordo è consultabile presso l’ASL Roma 6.
Il solo rispetto formale di un valore misurato nell’acqua, tuttavia, non garantisce automaticamente una buona qualità dell’aria. Nelle piscine coperte è necessario integrare il monitoraggio dell’acqua con la valutazione di ventilazione, affollamento, temperatura e sintomi riferiti dagli utenti.

La prevenzione da parte del gestore

La prevenzione efficace richiede un sistema di gestione e non una semplice aggiunta periodica di prodotti chimici insieme al:

-controllo continuo dell’acqua:

il gestore deve assicurare:

Il cloro combinato si ottiene sottraendo il cloro libero dal cloro totale. Un suo aumento segnala la presenza di clorammine e non deve essere “corretto” aggiungendo disinfettante senza analizzare le cause.

– La ventilazione degli ambienti coperti:

l’aria contaminata deve essere rimossa soprattutto in prossimità della superficie della vasca, dove possono concentrarsi i composti volatili. La ventilazione deve:

La presenza di odore pungente, bruciore agli occhi in più persone o tosse diffusa deve essere considerata un segnale gestionale, non una caratteristica inevitabile delle piscine.

– Riduzione del carico organico:

docce pre-natatorie, uso dei servizi igienici e corretta igiene dei bambini riducono concretamente la formazione di sottoprodotti.
Il CDC evidenzia che anche un breve risciacquo prima di entrare in acqua rimuove una parte significativa dei contaminanti corporei che contribuiscono alla produzione di clorammine.

-Trattamenti complementari

Sistemi come raggi ultravioletti e ozono possono contribuire alla degradazione delle clorammine e al controllo di microrganismi resistenti. Non eliminano però automaticamente la necessità di mantenere un residuo disinfettante nell’acqua e devono essere progettati e gestiti correttamente.
La sostituzione del cloro con altri disinfettanti non equivale necessariamente all’eliminazione del rischio chimico: anche bromo, ozono e altri ossidanti possono generare sottoprodotti specifici.

Che cosa può fare il bagnante

La prevenzione dipende anche dai comportamenti individuali. Prima di entrare in acqua è opportuno:

Dopo il nuoto è consigliabile:

È prudente uscire dall’acqua e segnalare il problema quando compaiono odore molto pungente, tosse, bruciore intenso, difficoltà respiratoria o irritazione che coinvolge contemporaneamente più persone.

Come riconoscere una piscina ben gestita

Alcuni elementi possono orientare il frequentatore:

Un odore molto intenso non è sinonimo di maggiore pulizia. Può, al contrario, indicare elevato cloro combinato, carico organico eccessivo o ventilazione insufficiente.

Conclusioni

La disinfezione dell’acqua rimane indispensabile. Ridurre indiscriminatamente il cloro esporrebbe i bagnanti a rischi microbiologici concreti, comprese infezioni gastrointestinali, cutanee, oculari e respiratorie. La soluzione non consiste quindi nell’opporre “piscina naturale” e “piscina chimica”, ma nel migliorare la qualità complessiva della gestione.

La sicurezza chimica delle piscine si fonda su cinque elementi:

  1. disinfezione correttamente dosata;
  2. riduzione del materiale organico introdotto dai bagnanti;
  3. filtrazione e ricambio dell’acqua;
  4. ventilazione efficace degli ambienti coperti;
  5. monitoraggio dei parametri e pronta gestione dei segnali di allarme.

La doccia prima del bagno, spesso considerata una formalità, costituisce una vera misura di sanità pubblica. Allo stesso modo, l’odore pungente e l’irritazione collettiva non devono essere normalizzati.
Una piscina ben gestita conserva tutti i benefici del nuoto senza trasformare la disinfezione in una fonte evitabile di esposizione. La prevenzione più efficace nasce dalla collaborazione tra progettisti, gestori, autorità sanitarie e frequentatori: ciascuno contribuisce, direttamente, alla qualità dell’acqua e dell’aria respirata.

Piscine e salute: rischi chimici per i bagnanti e strategie di prevenzione

A cura della Dr.ssa Katiuscia Vella e del Prof. Dr. Ivan Sciarretta