Personale marittimo rischi professionali e sorveglianza sanitaria
Vivere
e lavorare sulla stessa nave significa non potersi allontanare davvero da rumore, turni, fatica e condizioni ambientali: ecco perché la prevenzione deve essere costruita su
misura.

Ǫuando pensiamo al lavoro sul mare, immaginiamo spesso il viaggio, i porti e l’orizzonte. Molto meno visibili sono le condizioni nelle quali un equipaggio vive e lavora: il rumore che continua anche nelle ore di riposo, le vibrazioni trasmesse dallo scafo, le guardie notturne, gli spazi ristretti, il caldo della sala macchine, il maltempo sul ponte e la lontananza da un ospedale. È una realtà nella quale un piccolo disturbo può diventare un problema serio e la stanchezza di una persona può incidere sulla sicurezza di tutti.
Per questo la salute del personale marittimo non può essere tutelata con una semplice visita medica uguale per chiunque. Il marinaio di coperta, l’ufficiale addetto alla navigazione, il motorista, il cuoco di bordo e il pescatore affrontano rischi differenti. Conoscerli aiuta a capire quale sorveglianza sanitaria sia realmente utile e perché l’idoneità alla navigazione, pur indispensabile, non esaurisca la prevenzione.

Un ambiente di lavoro che non si lascia alle spalle

Una nave non è soltanto un mezzo di trasporto. Per settimane o mesi rappresenta, nello stesso tempo, officina, abitazione, mensa, dormitorio e luogo nel quale deve essere gestita ogni emergenza. Il lavoratore non si allontana realmente dalle esposizioni al termine del turno: il rumore strutturale, le vibrazioni, il moto della nave, la qualità dell’aria, la ristrettezza degli spazi e le dinamiche relazionali continuano a incidere anche durante il riposo. È questa continuità tra lavoro e vita a rendere peculiare la medicina occupazionale marittima.
Il termine “personale marittimo” comprende inoltre realtà molto differenti. Sul ponte prevalgono navigazione, vedetta, ormeggio, lavoro all’aperto e responsabilità di sicurezza; in sala macchine si concentrano rumore, calore, vibrazioni, oli, combustibili e manutenzione; nei servizi di cucina e hotellerie emergono rischi ergonomici, ustioni, tagli, detergenti e carico relazionale; nella pesca commerciale si aggiungono condizioni meteorologiche severe, attrezzature in movimento, movimentazione del pescato e un rischio infortunistico particolarmente elevato. La valutazione sanitaria deve quindi partire dalla mansione reale, dal tipo di nave, dalla durata delle rotte, dalle aree geografiche e dall’organizzazione dei turni, non dalla sola qualifica formale.

Una visita non vale l’altra

Nel contesto italiano il riferimento settoriale per la sicurezza e la salute a bordo delle navi mercantili e da pesca nazionali è il D. Lgs. 27 luglio 1999, n. 271. Il decreto attribuisce all’armatore obblighi di valutazione e prevenzione, impone l’organizzazione del lavoro in modo da ridurre al minimo la fatica e disciplina, all’art. 23, il medico competente e la sorveglianza sanitaria del lavoratore marittimo. Sul piano internazionale, la Maritime Labour Convention 2006 garantisce il diritto a un ambiente di lavoro sicuro, alla protezione sanitaria e alle cure mediche, mentre la Convenzione STCW stabilisce requisiti di formazione, competenza e idoneità per le funzioni di bordo.
Nel sistema coesistono accertamenti con finalità diverse. La visita preventiva di imbarco verifica l’idoneità alla navigazione in relazione al servizio cui il marittimo sarà destinato e, per chi possiede un certificato biennale valido, è orientata anche a escludere malattie acute o contagiose in atto. La visita periodica biennale attesta l’idoneità psicofisica alla navigazione secondo la normativa nazionale e gli standard internazionali. La sorveglianza sanitaria del medico competente, invece, deriva dalla valutazione dei rischi della specifica nave e della specifica mansione: ha finalità preventive, segue nel tempo gli effetti delle esposizioni e conduce al giudizio di idoneità alla mansione con eventuali prescrizioni o limitazioni. Le parti sociali, già nell’accordo applicativo del 2000, hanno definito quest’ultima come integrativa rispetto all’idoneità alla navigazione, evitando inutili duplicazioni diagnostiche.
La distinzione è sostanziale: un marittimo può possedere i requisiti generali per navigare ma necessitare di approfondimenti o adattamenti per esposizione a rumore, solventi, turni notturni, movimentazione manuale o uso di respiratori. Viceversa, la sola normalità di un esame audiometrico o cardiologico non dimostra che l’intero profilo di rischio sia adeguatamente governato.

Rischi fisici: rumore, vibrazioni e ambiente termico

Il rumore è una delle esposizioni più diffuse, soprattutto nei locali macchina, nelle officine, in prossimità dei generatori, dei sistemi di ventilazione e durante specifiche operazioni di coperta. L’esposizione può estendersi oltre il turno perché suoni e vibrazioni si propagano nelle cabine. L’esito più noto è l’ipoacusia neurosensoriale da rumore, ma vanno considerati anche acufeni, difficoltà di comunicazione, interferenza con gli allarmi, disturbo del sonno, affaticamento e possibili effetti cardiovascolari. In mare la riduzione dell’udito non è solo un danno biologico: può compromettere la comunicazione in emergenza e aumentare il rischio di incidente.
Le vibrazioni possono interessare l’intero corpo, per effetto di motori, propulsione e moto ondoso, oppure il sistema mano-braccio durante l’impiego di utensili. L’esposizione cronica whole-body è associata a lombalgia, disturbi muscolo-scheletrici, nausea, affaticamento e peggioramento della qualità del sonno. Il microclima costituisce un ulteriore fattore: calore e umidità nei locali macchina, freddo, vento e radiazione solare sul ponte possono determinare stress termico, disidratazione, riduzione dell’attenzione, dermatosi e danno attinico. Gli spazi confinati e la ventilazione insufficiente aggiungono il rischio di atmosfere ipossiche o contaminate, che richiedono procedure tecniche e autorizzative rigorose, mai sostituibili da un controllo medico.

Rischi chimici e cancerogeni

Il profilo chimico dipende dalla nave e dal carico. Oli minerali, carburanti, lubrificanti, solventi, vernici, prodotti anticorrosivi, detergenti e fumi di saldatura possono determinare irritazioni respiratorie e cutanee, dermatiti, sensibilizzazione, effetti neurologici o danni d’organo. Sulle petroliere e sulle chimichiere assumono rilievo benzene, idrocarburi volatili e sostanze trasportate; durante manutenzioni e rimozione di vecchi rivestimenti possono emergere metalli, polveri o materiali contenenti amianto. I gas di scarico dei motori diesel sono classificati dalla IARC come cancerogeni per l’uomo.

La sorveglianza sanitaria non deve trasformarsi in biomonitoraggio indiscriminato. Gli indicatori biologici sono appropriati quando esistono una sostanza identificata, una via di assorbimento plausibile, valori di riferimento interpretabili e un risultato capace di orientare la prevenzione. La priorità resta la sostituzione del prodotto, il confinamento, la ventilazione, la manutenzione e l’uso corretto dei dispositivi di protezione. Di fronte a sostanze cancerogene, la registrazione dell’esposizione, la tracciabilità della storia lavorativa e il follow-up nel tempo acquistano particolare valore.

Rischi biologici, alimentari e sanitari

La convivenza prolungata in spazi limitati facilita la trasmissione di infezioni respiratorie e gastrointestinali. Rotte internazionali, scali in aree endemiche, acqua e alimenti, sistemi di climatizzazione e contatto con passeggeri o animali possono modificare il profilo biologico. Nei pescatori, ferite contaminate, punture, spine e contatto con organismi marini aggiungono rischi specifici. La prevenzione comprende igiene dell’acqua e degli alimenti, gestione dei casi sintomatici, pulizia e ventilazione, disponibilità di presidi, formazione al primo soccorso e vaccinazioni definite secondo mansione, destinazione geografica e condizioni individuali.
La nave deve poter affrontare l’intervallo che separa l’esordio di una patologia dall’accesso a cure a terra. Per questo l’anamnesi deve considerare non soltanto la probabilità di ammalarsi, ma anche la possibilità che una condizione nota si destabilizzi lontano da strutture sanitarie. Farmaci essenziali, controllo delle patologie croniche, aderenza terapeutica e capacità di svolgere compiti di emergenza diventano elementi clinici e organizzativi strettamente connessi.

Ergonomia, infortuni e sovraccarico biomeccanico

Scivolamenti e cadute su superfici bagnate, scale ripide, passaggi stretti, lavori in quota, movimentazione di cime, verricelli, argani, gru e macchinari rappresentano sorgenti rilevanti di trauma. Il moto della nave modifica continuamente l’equilibrio e rende più gravose operazioni altrimenti ordinarie. Movimenti ripetitivi, posture incongrue, sollevamento di carichi, lavori inginocchiati o sopra la spalla favoriscono lombalgie e patologie degli arti superiori. Nella pesca, il tempo meteorologico e l’urgenza operativa possono amplificare drasticamente questi rischi.
L’esame sanitario deve valutare la funzionalità necessaria alla mansione e ai compiti di emergenza senza ricorrere a esclusioni automatiche basate sulla sola diagnosi. La prevenzione efficace richiede progettazione ergonomica, manutenzione delle superfici, ausili per la movimentazione, procedure di lockout e tagout, addestramento e dotazioni anticaduta. Gli infortuni e i near miss devono alimentare la revisione del documento di valutazione dei rischi e del protocollo sanitario.

Il rischio più sottovalutato: la fatica

La fatica è uno dei nodi centrali della sicurezza marittima. Turni di guardia, lavoro notturno, reperibilità, operazioni portuali che interrompono il riposo, rumore in cabina, movimento della nave, carenza di personale e attraversamento dei fusi orari possono ridurre durata e qualità del sonno. La conseguenza immediata è il peggioramento di vigilanza, tempo di reazione, memoria di lavoro e capacità decisionale; quella di lungo periodo comprende disturbi del sonno, alterazioni metaboliche e aumento del rischio cardiovascolare. La letteratura evidenzia che la fatica deriva da un sistema di fattori individuali, ambientali e organizzativi, e non può essere attribuita semplicemente a una scarsa resilienza del lavoratore (Jepsen et al., 2015; Ma et al., 2025).
Il medico competente deve ricercare insonnia, sonnolenza diurna, russamento e possibili apnee, uso di sostanze o farmaci sedativi, ipertensione, obesità, diabete e altri fattori cardiometabolici. Tuttavia, uno screening sanitario non compensa orari incompatibili con il recupero. La misura decisiva è organizzativa: registrazione attendibile delle ore di lavoro e riposo, adeguato dimensionamento dell’equipaggio, protezione dei periodi di sonno e gestione della fatica come rischio per la sicurezza.

Salute mentale, isolamento e fattori psicosociali

Lontananza dalla famiglia, contratti prolungati, isolamento, multiculturalità dell’equipaggio, comunicazioni difficili, gerarchie rigide, incertezza contrattuale, molestie e limitato accesso a supporto psicologico possono favorire stress, ansia, depressione, burnout e uso problematico di alcol o altre sostanze. Le revisioni recenti descrivono un rapporto stretto tra benessere psicologico, qualità del sonno, fatica, clima organizzativo e intenzione di abbandonare la carriera marittima (Brooks C Greenberg, 2022; Svetina et al., 2024).
La sorveglianza deve creare uno spazio riservato e non stigmatizzante, capace di individuare precocemente disagio, ideazione suicidaria o riduzione della capacità di lavorare in sicurezza. Ǫuestionari validati possono aiutare, ma non sostituiscono il colloquio clinico né autorizzano decisioni automatiche. Occorrono percorsi chiari di presa in carico, teleconsulto, procedure contro violenza e molestie, formazione dei responsabili e garanzie di confidenzialità. Una cultura che induce a occultare i sintomi per timore di perdere l’imbarco produce un rischio maggiore sia per la persona sia per l’equipaggio.

Che cosa dovrebbe controllare davvero la sorveglianza sanitaria

Il protocollo sanitario deve essere scritto dal medico competente sulla base della valutazione dei rischi e aggiornato quando cambiano nave, mansione, prodotti, rotte, turnazione o dati epidemiologici. La visita iniziale ricostruisce la storia lavorativa e sanitaria, le esposizioni pregresse, le terapie, gli eventi di perdita di coscienza, le patologie potenzialmente destabilizzabili e la capacità di svolgere attività ordinarie e di emergenza. Le visite periodiche valutano l’andamento nel tempo, evitando un elenco fisso di esami uguale per tutti.

Area di rischio Accertamenti orientativi Criterio preventivo
Rumore Anamnesi otologica, otoscopia, audiometria secondo esposizione e andamento. Ricercare soglie e variazioni longitudinali; verificare comunicazione e percezione degli allarmi.
Turni e fatica Sonno, sonnolenza, apnee, farmaci, pressione arteriosa e profilo cardiometabolico. Un risultato clinico non sostituisce il rispetto dei riposi e la correzione dell’organizzazione.
Chimico-respiratorio Anamnesi mirata, cute e apparato respiratorio; spirometria o biomonitoraggio solo se giustificati. Collegare l’esame alla sostanza, alla via di esposizione e a una decisione preventiva concreta.
Ergonomico Valutazione muscolo-scheletrica e funzionale correlata a compiti ordinari ed emergenze. Preferire adattamenti, ausili e prescrizioni proporzionate a esclusioni automatiche.
Biologico Anamnesi, immunizzazioni, rischio geografico e accertamenti post-esposizione. Integrare prevenzione delle infezioni, gestione dei focolai e accesso rapido alle cure.
Psicosociale Colloquio riservato; strumenti validati quando appropriati; valutazione di rischio acuto. Tutela della confidenzialità, presa in carico e interventi sull’ambiente organizzativo.

Il giudizio deve essere specifico per mansione e, quando necessario, può indicare prescrizioni o limitazioni proporzionate: esclusione da determinate esposizioni, impiego temporaneo su rotte o compiti compatibili, uso di correzione visiva, rivalutazione anticipata o approfondimento specialistico. Particolare attenzione richiedono vista e percezione cromatica per le funzioni di guardia, udito e comunicazione, equilibrio, controllo delle patologie croniche e capacità di utilizzare dispositivi di fuga o protezione respiratoria. La periodicità ordinaria deve poter essere abbreviata sulla base del rischio o delle condizioni individuali.

La cartella sanitaria deve consentire una lettura longitudinale. Spostamenti tra navi e società, contratti discontinui e pluralità di medici possono frammentare le informazioni; servono pertanto continuità documentale, rispetto della riservatezza e indicatori aggregati. Spostamenti audiometrici, aumento dei disturbi del sonno, dermatiti ricorrenti, infortuni o ipertensione in più membri dell’equipaggio sono segnali sentinella che impongono di riesaminare l’ambiente di lavoro, non soltanto i singoli lavoratori.

Dalla visita alla prevenzione di bordo

La sorveglianza sanitaria è efficace quando produce informazioni utili alla prevenzione primaria. Il sopralluogo del medico competente a bordo consente di comprendere distanze, scale, vie di fuga, cabine, mense, ventilazione, locali macchina, dispositivi di protezione e reale organizzazione delle guardie. Il dialogo con lavoratori, comandante e servizio di prevenzione permette di collegare sintomi ed eventi alle condizioni operative.
Le azioni prioritarie comprendono riduzione tecnica di rumore e vibrazioni; manutenzione e segregazione delle sorgenti; ventilazione e controllo delle sostanze; ergonomia delle postazioni; protezione dal calore e dalle radiazioni solari; sicurezza delle operazioni in quota e negli spazi confinati; qualità di acqua, alimenti e alloggi; adeguatezza dei riposi; prevenzione di molestie e violenza; accesso al teleconsulto e procedure per l’evacuazione sanitaria. Anche la formazione deve essere concreta: riconoscimento dei sintomi, uso dei DPI, segnalazione dei near miss, primo soccorso e gestione delle emergenze.
Infine, i dati sanitari anonimi e collettivi dovrebbero essere integrati con infortuni, assenze, near miss, ore di riposo, misure ambientali e turnover. Ǫuesto passaggio trasforma la visita da adempimento individuale a strumento di intelligence sanitaria organizzativa, capace di individuare precocemente problemi che nessun singolo esame potrebbe mostrare.

Conclusioni: proteggere la persona significa proteggere la nave

Il personale marittimo è esposto a una combinazione di rischi fisici, chimici, biologici, ergonomici, infortunistici e psicosociali resa più complessa dalla permanenza continua a bordo e dalla distanza dalle cure. La tutela non può ridursi alla domanda binaria se una persona sia o meno idonea a navigare. Occorre distinguere e coordinare certificazione medico-legale e sorveglianza sanitaria occupazionale, costruendo quest’ultima sulle esposizioni effettive e sulla funzione svolta.
Un modello moderno è longitudinale, proporzionato e partecipato: riconosce precocemente il danno, valuta la capacità funzionale, suggerisce adattamenti ragionevoli, restituisce all’organizzazione segnali collettivi e verifica l’efficacia delle misure preventive. In mare la salute del singolo e la sicurezza dell’intero equipaggio sono inseparabili; proprio per questo, la qualità della sorveglianza sanitaria si misura soprattutto nella sua capacità di modificare il lavoro prima che compaiano malattia, errore o incidente.

Personale marittimo: rischi professionali e sorveglianza sanitaria
A cura della Dr. ssa Katiuscia Vella e del Prof. Dr. Ivan Sciarretta P. HD.